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martedì 14 luglio 2009

Un'antica icona di San Paolo nelle catacombe di Santa Tecla a Roma

A Roma nelle catacombe di Santa Tecla, sulla via Ostiense, è stata scoperta una icona raffigurante San Paolo, risalente al IV secolo d.C. I restauratori che lavorano da oltre un anno al restauro delle catacombe, nel ripulire con il laser la patina calcarea che ricopre la volta dell'ipogeo, hanno messo in luce il volto di San Paolo: l'ovale magro, gli occhi grandi e profondi, la calvizie incipiente, la fronte ampia solcata da rughe di riflessione, la barba lunga a punta, insomma l'Apostolo raffigurato con i tratti tipici del pensatore e in particolare di Plotino, filosofo di riferimento della tarda antichità.

Quando fu affrescato, alla fine del IV secolo, Agostino non aveva ancora scritto Le Confessioni, quell'immagine di San Paolo riservata al culto è la più antica icona dell'apostolo finora conosciuta. La scoperta risale al il 19 giugno 2009 e rappresenta un evento straordinario che suggella in modo inatteso e sorprendente la conclusione dell'anno giubilare dedicato a San Paolo.

Le catacombe di Santa Tecla, lungo la via Ostiense, poco distanti dalla Basilica di San Paolo fuori le mura, sono note dal Settecento. Ė una catacomba comunitaria, vi si trovano i resti di centinaia di cristiani che vollero farsi seppellire vicino a Santa Tecla, una martire romana che non va confusa con la santa omonima amica di San Paolo, protagonista dell'antico apocrifo Acta Pauli et Theclae. Sulla volta c'è il viso di San Paolo, circondato un cerchio (clipeo) giallo oro su rosso vivo e, accanto, un altro ritratto di San Pietro, la «roccia», raffigurato quindi con il volto più forte e rude del pescatore. Una sepoltura raffinata, che potrebbe essere ispirata alla basilica dei tre imperatori, dedicata a San Paolo e voluta da Costantino, che nel IV secolo fu costruita poco lontano e andò distrutta nell'Ottocento. Nel cubicolo sono stati scoperti altri due apostoli, forse Giovanni e Giacomo, e ancora un Daniele tra i leoni e il sacrificio di Isacco.

venerdì 30 gennaio 2009

Batteri e catacombe

All'interno delle catacombe di San Callisto, a Roma, sulle pareti tufacee del "cubicolo Oceano", sono state individuate due nuove specie di batteri appartenenti al genere Kribbella che, in onore del luogo della scoperta, sono state chiamate Kribbella catacumbae e Kribbella sancticallisti. Clara Urzì, autrice della scoperta e docente di Microbiologia nel Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Messina, ha recentemente pubblicato sulla rivista "International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology" i dettagli della sua ricerca svolta nell'ambito del progetto "Cats" (Cyanobacteria Attack Rocks). Questi batteri, che hanno trovato nelle catacombe condizioni climatiche favorevoli insieme a microrganismi fotosintetici (cianobatteri e alghe), sono particolarmente dannosi perché penetrano all'interno del substrato tufaceo e causano la caduta della parte superficiale di affreschi e decorazioni parietali. Secondo Patrizia Albertano, professore di Botanica all'Università Tor Vergata di Roma, per preservare gli affreschi e diminuire i cianobatteri che creano patine blu-verdi alle pareti, sarebbe necessario utilizzare un'illuminazione monocromatica, simile a quella proiettata nei nightclub.